Presentazione del saggio “Ferite di parole”

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Ferite di ParoleIl saggio “Ferite di parole”, presentato a Cuneo nello scorso “8 marzo e dintorni” e scritto  da Ivana Trevisani e Leila Ben Salah (Ed. Poiesis), si prefigge il compito da far conoscere, attraverso testimonianze dirette, il ruolo e il coinvolgimento attivo delle donne nelle rivoluzioni arabe che stanno scuotendo e modificando in maniera, talvolta anche radicale, le società tunisine, egiziane, libiche e siriane. Mentre la Trevisani, antropologa e psicologa, svolge attività di formazione all’estero, collaborando con organizzazioni non governative, Leila Ben Salah è una giornalista italo-tunisina, la cui doppia cittadinanza le permette un contatto più diretto con il mondo arabo.
Attraverso interviste dirette ad un numero considerevole di donne arabe si intende sfatare il mito sostenuto dai mass-media occidentali della subalternità della donna, posta sempre in secondo piano ignara, addirittura priva di personalità politica e sociale. Già prima dello scoppio delle rivoluzioni le donne erano state protagoniste di clamorosi scioperi e proteste contro i regimi dittatoriali allo scopo di salvaguardare il diritto al lavoro e alla dignità personale.
Durante la rivoluzione poi “hanno occupato la scena pubblica per dire no alla povertà, alla corruzione dello Stato, a elezioni manipolate, alla repressione, alla tortura e alla violenza della polizia” portando in piazza le loro differenze e le loro contraddizioni di appartenenza sociale, economica, religiosa.
La caduta dei regimi dittatoriali in alcuni Paesi è solo il primo passo verso la democrazia ed il riconoscimento dei diritti delle donne. Conoscere il travaglio, l’anelito al cambiamento di tante donne al di là del Mediterraneo che hanno intrapreso un lungo cammino di emancipazione,  permette alle donne italiane di superare tanti pregiudizi e di acquisire la consapevolezza della complessità e varietà dell’universo femminile in contesti diversissimi sempre accomunati da un profondo senso della dignità della vita.

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